
La ripartizione delle spese per il trattamento dell’umidità delle pareti in condominio si basa su un criterio determinante: l’origine tecnica del disguido. Una parete degradata in un’unità privata può ricadere sia sul consorzio dei condomini che sul condomino occupante, a seconda che l’esperto concluda per un difetto di opere strutturali o per un problema di condensazione legato all’uso dell’alloggio.
Qualificazione tecnica del disguido: il fulcro della ripartizione delle spese
La prassi condominiale e le compagnie assicurative applicano ora una griglia di lettura tripartita. Tre categorie di origine determinano chi sostiene il costo dei lavori.
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- Difetto di opere strutturali o di parti comuni: risalita capillare, porosità della facciata, difetto di impermeabilizzazione del tetto, perdita su colonna montante. Il consorzio dei condomini finanzia i lavori, ripartiti secondo i millesimi.
- Difetto di manutenzione ordinaria imputabile all’occupante: griglie di ventilazione ostruite, VMC non mantenuta, assenza di aerazione regolare, riscaldamento insufficiente che genera condensazione. Il condomino (o l’inquilino a seconda del contratto) sostiene il costo.
- Origine mista: infiltrazione attraverso un muro portante aggravata da un difetto di ventilazione nell’unità privata. I costi sono quindi condivisi, spesso dopo una perizia contraddittoria.
Osserviamo che la maggior parte delle controversie nasce dalla seconda categoria. Un muro coperto di muffa in un appartamento spesso orienta l’amministratore verso una responsabilità dell’unità privata, mentre il problema può derivare da una crepa nella facciata non rilevata.
La questione del trattamento dell’umidità in condominio si gioca quindi molto prima, già nella fase di diagnosi, e non al momento del voto in assemblea generale.
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Ruolo della perizia nella gestione dei lavori di umidità
Senza rapporto di perizia, nessun amministratore può imputare validamente le spese a una o all’altra parte. Raccomandiamo sistematicamente una perizia contraddittoria piuttosto che un semplice accertamento visivo da parte del custode o di un artigiano.
Perizia incaricata dall’amministratore o dal condomino
Quando l’amministratore incarica un esperto, le spese di diagnosi sono imputate al budget ordinario del condominio. Se la perizia conclude per un difetto di opere strutturali, i lavori passano a spese comuni. Se conclude per un difetto d’uso, l’amministratore rimanda il condomino alle proprie assicurazioni.
Un condomino può anche incaricare il proprio esperto. Questo rapporto non ha valore vincolante per il consorzio, ma può servire da leva in assemblea generale o davanti al tribunale in caso di blocco.
Distinzione tra ricerca di perdite e diagnosi di umidità strutturale
La convenzione IRSI regola la ricerca di perdite nell’ambito di un classico danno d’acqua. L’umidità strutturale (risalite capillari, condensazione cronica) non rientra in questa convenzione. Le compagnie assicurative escludono molto spesso gli effetti della condensazione o dell’umidità ambientale dalle loro garanzie. Un condomino che dichiara un sinistro “danno d’acqua” per un problema di muffe legate alla condensazione si vedrà probabilmente opporre un rifiuto di copertura.
Responsabilità del consorzio e voto in assemblea generale per i muri portanti
I muri portanti sono parti comuni per natura, salvo diversa disposizione del regolamento condominiale. Qualsiasi degrado di un muro portante causato dall’umidità impegna la responsabilità del consorzio dei condomini, anche se i danni si manifestano esclusivamente in un’unità privata.
Il voto per i lavori di trattamento (iniezione di resina, drenaggio perimetrale, ripristino dell’impermeabilizzazione) richiede la maggioranza dell’articolo 24 della legge del 10 luglio 1965 per la manutenzione ordinaria, o la maggioranza dell’articolo 25 per lavori di miglioramento. In pratica, un trattamento contro le risalite capillari sulle fondazioni rientra quasi sempre nell’articolo 24.
Il condomino danneggiato che non ottiene il voto in assemblea può adire il tribunale per costringere il consorzio a eseguire i lavori. L’amministratore si assume la responsabilità se non mette la questione all’ordine del giorno nonostante una richiesta scritta accompagnata da un rapporto di perizia.

Inquilino o proprietario: chi paga cosa all’interno dell’unità privata
Quando l’umidità deriva da un difetto di manutenzione o d’uso all’interno dell’alloggio, la ripartizione tra proprietario locatore e inquilino segue la logica del decreto del 26 agosto 1987 relativo alle riparazioni locative.
L’inquilino si occupa della pulizia delle griglie di ventilazione, del mantenimento in stato della VMC individuale e dell’aerazione regolare dell’alloggio. Il proprietario rimane responsabile della sostituzione di una VMC difettosa o della messa in conformità del sistema di ventilazione.
In caso di muffe provocate da un difetto di ventilazione strutturale (assenza di VMC in un alloggio antico, ad esempio), il proprietario non può trasferire le spese sull’inquilino. La legge impone al locatore di fornire un alloggio decoroso, il che include un’adeguata aerazione.
Ricorso tra condomino e consorzio
Un proprietario che ha finanziato lavori di trattamento nella propria unità privata può agire in ripetizione contro il consorzio se la perizia successiva dimostra che l’origine del disguido si trova nelle parti comuni. Il termine di prescrizione è di dieci anni in materia di responsabilità contrattuale tra il consorzio e i suoi membri.
Il gioco incrociato delle assicurazioni (assicurazione del condominio, assicurazione del proprietario non occupante, assicurazione abitativa dell’inquilino) complica spesso la risoluzione. Ogni assicurazione tende a rinviare la copertura all’altra, il che giustifica di richiedere sempre un rapporto di perizia che identifichi chiaramente l’origine prima di intraprendere lavori.
Il riflesso da adottare di fronte a un muro umido in condominio rimane lo stesso: far qualificare tecnicamente il disguido prima di qualsiasi discussione sulla copertura finanziaria. Senza questo passaggio, né l’amministratore, né l’assicuratore, né il tribunale possono decidere la ripartizione dei costi.